Un filmino “Baby gang” per girarlo su Whatsapp

La mattina del 23 di aprile 2019, dopo diciotto giorni dal ricovero in stato di agonia, Antonio Cosimo Stano, cittadino pugliese di 66 anni con disagio psichico, di Manduria (in Provincia di Taranto), dipendente in pensione dell’Arsenale militare, è morto.  Come mai? Antonio Cosimo Stano  era stato ripreso col cellulare in un filmino macabro e atroce dove veniva bullizzato, aggredito, rapinato e picchiato senza pietà fino alla morte da un gruppo di giovani. Quattordici, dei quali dodici erano minori e due maggiorenni (di 19 e 22 anni). Secondo il Commissariato di polizia e la Procura della Repubblica, sono tutti indagati per questo atroce avvenimento che ha sconvolto l’Italia intera. In vari filmini diffusi tramite Whatsapp, i ragazzini e i due maggiorenni guardavano la vittima sottomessa mediante violenze di pugni, calci e bastonate.  Antonio nei giorni scorsi era finito in ospedale con perforazione gastrica e una emorragia intestinale dovuta alle conseguenze del maltrattamento e violenza di questo gruppo di ragazzi.

Baby gang di Manduria (Puglia-Italia)

Da sei anni c’erano aggressioni nei confronti del signore Antonio Cosimo Stani  e la Procura dei Minori e la Procura Ordinaria qualificano nei confronti di questi giovani i reati di violazione di domicilio, omicidio preterintenzionale, lesioni personali, rapina e danneggiamento.

Le aggressioni con pugni, calci e bastoni sull’uomo inerme e indifeso e anche gli insulti con richiesta di denaro sono di una violenze e brutalità inaudita.

Un episodio tristissimo che succedeva sia in casa di Antonio Cosimo Stano,  sia all’esterno (per strada, davanti a passanti). Secondo l’indagine i primi video erano da sei anni fa.  Antonio Cosimo Stano era considerato il “pazzo del villaggio” da questo branco di ragazzi. La viltà dell’orrendo fatto è abominevole, aggredire un uomo con problemi psichici non ha alcuna giustificazione.  Per Matteo Salvini , Ministro dell’Interno, di fronte a tanta violenza non esiste la distinzione fra “minorenni e maggiorenni”.  Secondo l’opinione del Ministro dell’Interno, se sono confermati colpevoli allora: “pene esemplari per tutti, anche per i minorenni, che devono essere trattati (e puniti) come tutti gli altri”. 

Antonio Cosimo Stano (defunto)

Cosa ne pensate di questa vicenda che ha suscitato tanto clamore popolare?

Se un politico si impegnasse e parlasse meno e il parlamento fosse il centro di leggi per risolvere i problemi attuali forse tutto questo non accadrebbe.  Nel caso di questa alienazione adolescenziale il contesto odierno è diverso da quello del passato. C’è il labirinto di informazioni che costantemente bombarda. Internet presenta un mondo in cui puoi prendere decisioni collettive di tutti i tipi come anche fare cose non sono giuste, che possono causare imbrogli, sofferenze, suicidi, ecc. La rivoluzione digitale con l’internet e i social network hanno trasformato la società e le relazioni. Si arriva al limite di fare filmini per mostrare l’omicidio di un uomo disabile. E’ possibile che nessuno dei vicini si sia reso conto di ciò che accadeva? argomenta Massimo Frateschi, consigliere dell’Ordine regionale degli Psicologi della Puglia.

Casa di Antonio Cosimo Stano

La morte di Antonio Cosimo Stano, la cultura dell’indiscrezione e la mancanza di rispetto

La comunicazione digitale incoraggia (Facebook, Whatsapp, Instagram, Twitter e simili)  l’esposizione esagerata della privacy . I social network sono presi come spazi espositivi per mostrarsi come i campioni del “senza senso” materiale, egocentrico e narciso. Il principale problema morale di Internet e lo sviluppo di reti sociali è la veridicità. Dire la verità o no è diventa più complicato rispetto al  passato e questo in parte è responsabile della crescente cultura dell’indiscrezione e mancanza di rispetto verso il prossimo. Possiamo inviare messaggi dannosi e provocanti a conosciuti e sconosciuti. L’anonimato e il rispetto sono esclusi l’uno dall’altro, l’obbiettivo: distruggere in modo massivo la privacy  di individui isolati, privi di anima, capaci di un’azione perversa.

i social network

Ragazzi siete stupidi, Antonio Cosimo Stano è inerme e indifeso

“Ma era solo per ridere che facevamo girare quei video, mica lo volevamo morto”. “Ho sbagliato, non mi rendevo conto del male che stavamo facendo, non ho avuto la forza di fermarli perché, in fondo, lo facevano tutti”, frasi dette da uno dei ragazzi.  Questo ci porta a  riflettere i tempi contemporanei. Solo due mazzi di fiori davanti la casa di Antonio Cosimo Stano, a Manduria (Taranto). 

A cosa servono questi tempi tecnologici? Dagli Smartphone, che promettevano libertà, vai alla coercizione fatale della comunicazione. Avere un telefonino in mano si trasforma in una relazione ossessiva e pazzesca.  I ragazzi mettono nelle reti sociali questi video considerati come bravate. Filmavano e condividevano le incursioni nell’abitazione del defunto.

I vicini avevano denunciato alla polizia (residenti in via San Gregorio Magno), la via dove abitava Antonio Cosimo Stano. Secondo i vicini i gruppo di ragazzini lanciavano oggetti vari e sassi nell’abitazione del defunto. Si infilavano in quella casa con calci e colpi diretti alla porta d’ingresso. Dei 14 ragazzi colpevoli per la morte dell’uomo, solo due hanno storie simili. Gli altri ragazzi sono considerati e conosciuti come ragazzi buoni e bravi, ancora in tempo di scuola e con contesti normali familiari.