Ogni anno in Italia milioni di tonnellate di cibo ancora buono finiscono nella spazzatura, lungo tutta la filiera: nei campi, nell’industria, nei supermercati, nei ristoranti e soprattutto nelle nostre case. Lo spreco alimentare è un problema economico, ambientale ed etico, e il nostro Paese è stato tra i primi in Europa a dotarsi di una legge specifica per contrastarlo.
La legge 166 del 2016
Conosciuta come legge Gadda, dal nome della deputata che ne è stata prima firmataria, la legge 166 del 2016 ha scelto una strada diversa da quella di altri Paesi. Invece di puntare su sanzioni per chi spreca, ha puntato su semplificazioni e incentivi per chi dona. L’obiettivo è rendere la donazione delle eccedenze più facile e conveniente rispetto allo smaltimento.
Cosa si può donare
La legge consente a supermercati, produttori, mense e ristoranti di cedere gratuitamente a enti del terzo settore i prodotti alimentari invenduti. Rientrano anche alimenti che hanno superato il termine minimo di conservazione, la dicitura «da consumarsi preferibilmente entro», purché l’imballaggio sia integro e le condizioni di conservazione adeguate. Possono essere donati anche prodotti con etichettatura non conforme, purché non riguardi informazioni sulla sicurezza, come gli allergeni.
La normativa è stata estesa nel tempo anche ai farmaci non scaduti, ai prodotti per l’igiene personale e della casa, all’abbigliamento e ad altri beni.
Le semplificazioni
Prima della legge, donare era spesso più complicato che buttare. Oggi le procedure sono state snellite: per le cessioni gratuite basta un documento di trasporto e una comunicazione mensile riepilogativa. I Comuni possono inoltre applicare una riduzione della tassa sui rifiuti alle attività commerciali che donano le eccedenze alimentari.
Scadenza e termine minimo: una differenza importante
Molto spreco domestico nasce da un equivoco. La data di scadenza, indicata con «da consumarsi entro», riguarda prodotti deperibili come carne fresca o latte fresco, e va rispettata. Il termine minimo di conservazione, «da consumarsi preferibilmente entro», indica invece la data fino alla quale il prodotto mantiene le sue caratteristiche migliori: pasta, riso, biscotti o conserve restano generalmente sicuri anche dopo, se ben conservati.
Cosa possiamo fare a casa
- Fare la lista della spesa e controllare frigorifero e dispensa prima di uscire.
- Sistemare in prima fila i prodotti con la data più vicina.
- Congelare in porzioni ciò che non si riesce a consumare subito.
- Riutilizzare gli avanzi: la cucina italiana è piena di ricette nate proprio per questo.
- Al ristorante, chiedere senza imbarazzo di portare a casa ciò che non si è finito.
Un tema di giustizia sociale
Lo spreco alimentare convive con una povertà alimentare che riguarda una parte non trascurabile della popolazione. Il cibo recuperato grazie alle donazioni raggiunge mense, banche alimentari ed empori solidali, che lo distribuiscono a famiglie in difficoltà. Ridurre lo spreco, quindi, non significa solo risparmiare o inquinare meno: significa anche redistribuire risorse verso chi ne ha più bisogno.
Foto: A new food waste bin di rjw1, CC BY-SA 2.0, via Flickr


