«Il suo conto è stato bloccato per motivi di sicurezza, clicchi qui per verificare». «Abbiamo rilevato un accesso sospetto, chiami subito questo numero». «Il suo pacco è in giacenza, paghi le spese di spedizione». Messaggi come questi arrivano ogni giorno sui telefoni di milioni di italiani. Dietro ci sono truffatori sempre più organizzati, capaci di imitare alla perfezione banche, corrieri, enti pubblici e piattaforme di pagamento.
Le tecniche più diffuse
- Phishing: email che imitano comunicazioni ufficiali e invitano a cliccare su un link che porta a un sito falso, dove vengono chiesti credenziali o dati della carta.
- Smishing: la stessa tecnica via SMS. Spesso il messaggio compare nella stessa conversazione dei messaggi autentici della banca, perché i truffatori falsificano il mittente.
- Vishing: truffe telefoniche in cui un finto operatore, a volte anche un finto carabiniere o agente di polizia, convince la vittima a fornire codici o a fare bonifici verso un presunto conto sicuro.
- Truffe sui marketplace: finti acquirenti che, per pagare un oggetto in vendita, inviano link o chiedono operazioni che in realtà trasferiscono denaro al truffatore.
I segnali d’allarme
Alcuni elementi devono sempre far scattare un campanello:
- l’urgenza: il conto verrà bloccato, il pacco rispedito, l’operazione sospetta va fermata subito;
- la richiesta di codici ricevuti via SMS, PIN, password o dati completi della carta;
- link con indirizzi strani, abbreviati o leggermente diversi da quelli ufficiali;
- la richiesta di spostare denaro su un altro conto «per metterlo al sicuro»;
- errori di grammatica o formule impersonali, anche se le truffe più recenti sono scritte molto bene.
Una regola fondamentale
Nessuna banca chiede mai, via SMS, email o telefono, password, codici dispositivi o di autorizzare operazioni che non si sono avviate. Nessun operatore serio chiede di trasferire soldi su un conto sicuro. Se si riceve una comunicazione sospetta, la cosa migliore è interrompere il contatto e chiamare la banca usando il numero ufficiale riportato sul sito o sul retro della carta, mai quello indicato nel messaggio.
Se si è caduti nella trappola
- Contattare immediatamente la banca o l’emittente della carta per bloccare carte, conto e operazioni in corso.
- Cambiare le password degli account coinvolti e attivare, se non lo è già, l’autenticazione a due fattori.
- Sporgere denuncia alla Polizia postale, anche online, conservando messaggi, numeri e ricevute.
- Presentare reclamo scritto alla banca chiedendo il rimborso delle operazioni non autorizzate.
Il rimborso
La normativa europea sui servizi di pagamento prevede che, in caso di operazioni non autorizzate, la banca debba rimborsare il cliente, salvo che dimostri un suo comportamento fraudolento o una colpa grave. Nelle controversie si può ricorrere all’Arbitro bancario finanziario, un sistema di risoluzione stragiudiziale rapido ed economico, che negli anni ha esaminato moltissimi casi di frode e ha contribuito a definire quando la responsabilità ricade sulla banca e quando sul cliente.
Prevenire è meglio
Attivare le notifiche per ogni operazione, usare password diverse per ogni servizio, aggiornare il telefono e le app, diffidare dei messaggi che fanno leva sulla paura o sulla fretta. E parlarne in famiglia, soprattutto con le persone anziane, che sono tra i bersagli preferiti dei truffatori: spesso basta sapere che una truffa esiste per riconoscerla quando arriva.
Foto: Messaging on smartphone di StockyPics, CC0, via Flickr


