Il turismo è una delle grandi risorse dell’economia italiana. Ma in alcune città d’arte il numero di visitatori ha raggiunto livelli tali da trasformare profondamente la vita quotidiana dei residenti. È il fenomeno che il dibattito internazionale chiama overtourism, il sovraffollamento turistico.
Venezia, il caso simbolo
Nessuna città rappresenta il problema meglio di Venezia. Il centro storico ha perso nel corso dei decenni una parte enorme dei suoi abitanti, mentre il numero di turisti, molti dei quali escursionisti giornalieri, è cresciuto in modo costante. Negozi di vicinato sostituiti da attività per turisti, appartamenti trasformati in alloggi temporanei, calli congestionate nelle giornate di punta: la città rischia di diventare un museo a cielo aperto senza cittadini.
Per questo Venezia ha introdotto, prima al mondo, un contributo d’accesso per i visitatori giornalieri in determinate giornate dell’anno, oltre a limiti alla dimensione dei gruppi organizzati e al divieto di transito delle grandi navi da crociera nel bacino di San Marco. Misure discusse, che dividono chi le considera un passo necessario e chi le giudica insufficienti o un modo per trasformare la città in un parco a pagamento.
Firenze e il centro Unesco
Anche Firenze affronta da anni la pressione del turismo sul suo centro storico, patrimonio dell’Unesco. Il Comune ha adottato regole per limitare l’apertura di nuovi affitti turistici brevi nell’area centrale e misure per tutelare le attività commerciali tradizionali. L’obiettivo dichiarato è riportare residenti nel centro e frenare la trasformazione degli appartamenti in strutture ricettive.
Non solo le grandi città
Il fenomeno riguarda anche località più piccole: borghi delle Cinque Terre, la Costiera amalfitana, alcune località alpine e laghi. Qui la sproporzione tra abitanti e visitatori può essere ancora più marcata, con problemi di traffico, gestione dei rifiuti, approvvigionamento idrico e sicurezza dei sentieri. Diverse amministrazioni hanno sperimentato numeri chiusi, prenotazioni obbligatorie e limitazioni alla circolazione.
Gli affitti brevi al centro del dibattito
Uno dei nodi principali riguarda le piattaforme di affitto breve. Se da un lato hanno permesso a molte famiglie di integrare il reddito, dall’altro hanno sottratto case al mercato residenziale, contribuendo all’aumento dei canoni. A livello nazionale è stato introdotto un codice identificativo obbligatorio per gli immobili destinati agli affitti turistici, con l’obiettivo di contrastare l’abusivismo e avere dati più chiari sul fenomeno.
Un turismo diverso è possibile
Le soluzioni non passano solo dai divieti. Distribuire meglio i flussi nel tempo e nello spazio, valorizzare mete meno conosciute, incentivare soggiorni più lunghi rispetto alle visite mordi e fuggi, investire nei servizi per i residenti: sono strategie che possono rendere il turismo più sostenibile. In gioco c’è un equilibrio delicato tra economia, tutela del patrimonio e diritto di chi in quelle città vuole continuare a viverci.
Foto: Basilica di San Marco di tiseb, CC BY 2.0, via Flickr


