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Barriere architettoniche: un diritto negato a milioni di persone

Marciapiedi, stazioni, uffici pubblici, condomini: lo stato dell’accessibilità in Italia, le leggi esistenti e le agevolazioni per abbattere le barriere.

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Scalinata senza rampa di accesso per persone con disabilità

Un gradino all’ingresso di un ufficio postale, un ascensore guasto in metropolitana, un marciapiede senza scivolo, un bagno pubblico troppo stretto. Per chi si muove in carrozzina, per chi ha difficoltà motorie, per le persone cieche o ipovedenti, ma anche per anziani e genitori con passeggino, le barriere architettoniche trasformano gesti quotidiani in ostacoli talvolta insuperabili.

Cosa dice la legge

L’Italia ha leggi sull’accessibilità da decenni. La legge 13 del 1989 disciplina l’eliminazione delle barriere negli edifici privati, compresi i condomini, mentre la legge quadro 104 del 1992 tutela più in generale i diritti delle persone con disabilità. Il Testo unico dell’edilizia prevede che le nuove costruzioni e le ristrutturazioni rispettino i requisiti di accessibilità. L’Italia ha inoltre ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che considera l’accessibilità una condizione per l’esercizio di tutti gli altri diritti.

Il divario tra norme e realtà

Il problema non è l’assenza di regole, ma la loro applicazione. Molti edifici pubblici storici non sono stati adeguati, una parte importante delle stazioni ferroviarie minori resta difficile da raggiungere in autonomia, e i Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche, che i Comuni dovrebbero adottare, in molti casi non sono mai stati approvati o sono rimasti sulla carta.

Disabilità e Costituzione

Non si tratta di una questione tecnica, ma di diritti. Una persona che non può entrare in un seggio elettorale, in un’aula universitaria o nel proprio posto di lavoro subisce una limitazione concreta della propria libertà. È esattamente il tipo di ostacolo che, secondo l’articolo 3 della Costituzione, la Repubblica ha il compito di rimuovere. La Corte costituzionale ha più volte ribadito che l’accessibilità è strumento essenziale per l’integrazione sociale delle persone con disabilità.

Nei condomini

Per installare un ascensore, un montascale o uno scivolo in un condominio la legge prevede maggioranze agevolate in assemblea. Se il condominio non approva, il singolo condomino con disabilità può comunque realizzare a proprie spese le opere necessarie, purché non pregiudichino la stabilità dell’edificio o l’uso delle parti comuni da parte degli altri.

Le agevolazioni

Per gli interventi di eliminazione delle barriere architettoniche sono previste detrazioni fiscali dedicate, che negli ultimi anni sono state più volte modificate nelle percentuali e nei requisiti. Prima di avviare i lavori conviene verificare la normativa in vigore, consultando il sito dell’Agenzia delle Entrate o un professionista. Esistono anche contributi regionali e comunali, oltre a quelli previsti dalla legge 13 del 1989.

Non solo rampe

L’accessibilità non riguarda soltanto le disabilità motorie. Percorsi tattili per le persone cieche, segnaletica chiara, informazioni sonore e visive sui mezzi pubblici, siti web e servizi digitali accessibili, interpreti della lingua dei segni negli uffici pubblici: una città davvero accessibile è una città progettata per tutti, e in cui tutti, prima o poi, vivono meglio.

Foto: Wheelchair ramp di waitscm, CC BY 2.0, via Flickr

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