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Voto fuorisede: chi resta escluso dalle urne e quali soluzioni esistono

Studenti, lavoratori e malati lontani dal Comune di residenza spesso non riescono a votare. Il quadro italiano e il confronto con l’Europa.

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Viaggiatore con lo zaino in un passaggio di una stazione

A ogni tornata elettorale si ripete la stessa scena: stazioni affollate, biglietti del treno costosi e milioni di persone costrette a scegliere tra un viaggio lungo e spesso caro e la rinuncia al voto. Sono i fuorisede, cittadini che vivono stabilmente in una città diversa da quella in cui sono iscritti nelle liste elettorali.

Chi sono i fuorisede

Si stima che siano diversi milioni gli elettori che per motivi di studio, lavoro o cura si trovano lontani dal proprio Comune di residenza. Molti sono giovani: studenti universitari che non hanno spostato la residenza, neolaureati alle prime esperienze lavorative, lavoratori con contratti temporanei. Ma ci sono anche persone ricoverate a lungo, lavoratori in trasferta, assistenti familiari.

Il problema dell’astensionismo involontario

Gli studiosi parlano di astensionismo involontario per distinguere chi non vota per scelta da chi vorrebbe farlo ma incontra ostacoli pratici. In Italia, dove l’affluenza è calata in modo significativo negli ultimi decenni, questa componente non è trascurabile. Ogni elettore che rinuncia per motivi logistici è un cittadino che perde, di fatto, un pezzo dei propri diritti politici.

Le soluzioni sperimentate

Negli ultimi anni il legislatore ha introdotto alcune misure, prima sperimentali, che consentono agli studenti fuorisede di votare nel Comune in cui studiano per determinate consultazioni, come le elezioni europee e i referendum, presentando domanda con anticipo. Si tratta di un passo avanti importante, ma limitato: non riguarda tutte le elezioni né tutte le categorie di fuorisede, e richiede procedure che non tutti conoscono.

Esistono poi agevolazioni sui biglietti ferroviari, aerei e marittimi per chi rientra a votare, che riducono il costo del viaggio senza eliminarlo.

Cosa succede negli altri Paesi

Molti Paesi europei hanno da tempo strumenti più flessibili. In diversi Stati è possibile votare per posta senza particolari vincoli; altrove esiste il voto per delega, che consente di affidare a una persona di fiducia il compito di votare al proprio posto; in altri ancora si può votare in anticipo in qualunque seggio del Paese. Gli italiani residenti all’estero, iscritti all’AIRE, già votano per corrispondenza alle elezioni politiche e ai referendum: un paradosso, se si pensa che chi vive a pochi chilometri dal proprio Comune non ha la stessa possibilità.

I nodi da sciogliere

Le obiezioni al voto a distanza riguardano soprattutto la segretezza e la libertà del voto, principi tutelati dall’articolo 48 della Costituzione. Il voto per posta o elettronico deve garantire che nessuno possa controllare o condizionare la scelta dell’elettore. Sono preoccupazioni legittime, ma l’esperienza di altri Paesi dimostra che esistono soluzioni tecniche e organizzative in grado di conciliare sicurezza e accessibilità.

Una questione di uguaglianza

Garantire a tutti la possibilità concreta di votare non è un dettaglio tecnico. È un’applicazione diretta del principio di uguaglianza: il peso politico di un cittadino non dovrebbe dipendere dal prezzo di un biglietto del treno o dalla distanza tra il luogo in cui vive e quello in cui è registrato all’anagrafe.

Foto: In the middle di Giuseppe Milo (www.pixael.com), CC BY 2.0, via Flickr

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