Per migliaia di studenti fuorisede l’inizio dell’anno accademico coincide con una caccia alla stanza sempre più difficile. Nelle principali città universitarie italiane il prezzo di un posto letto è cresciuto in modo costante negli ultimi anni, fino a diventare per molte famiglie la voce di spesa più pesante dell’intero percorso di studi.
Una domanda che supera l’offerta
Il problema nasce da uno squilibrio semplice: gli studenti che si spostano per studiare sono tanti, gli alloggi disponibili a prezzi accessibili pochi. Le residenze universitarie pubbliche coprono solo una piccola parte del fabbisogno, una quota molto inferiore rispetto a Paesi come Francia o Germania. Chi non ottiene un posto in residenza deve rivolgersi al mercato privato, dove la concorrenza è altissima.
L’effetto degli affitti brevi
A ridurre ulteriormente l’offerta ha contribuito la crescita degli affitti turistici di breve durata. Nei centri storici di città come Firenze, Bologna, Venezia o Roma molti proprietari hanno trovato più conveniente affittare a turisti per pochi giorni piuttosto che a studenti per un anno intero. Il risultato è che gli appartamenti disponibili per locazioni lunghe sono diminuiti proprio nelle zone più vicine alle università.
Le conseguenze sugli studenti
Il caro affitti non è solo una questione economica. Molti ragazzi scelgono l’università non in base ai propri interessi ma in base alla possibilità di restare a casa. Altri accettano sistemazioni precarie, contratti irregolari o lunghi tragitti quotidiani da comuni lontani. C’è poi chi, semplicemente, rinuncia a iscriversi. In questo senso il costo dell’alloggio diventa un fattore di disuguaglianza: il diritto allo studio, garantito dalla Costituzione, rischia di dipendere dal reddito della famiglia.
Le proteste e le richieste
Negli ultimi anni gli studenti hanno portato il tema all’attenzione pubblica con iniziative molto visibili, come le tende piantate davanti agli atenei. Le richieste principali riguardano più residenze pubbliche, un aumento delle borse di studio legate al costo reale della vita, regole più severe sugli affitti brevi nelle città universitarie e incentivi per i proprietari che affittano a canone concordato.
Cosa si può fare
Esistono già strumenti utili, anche se poco conosciuti. Il contratto a canone concordato per studenti universitari consente di pagare un affitto inferiore alla media di mercato e offre vantaggi fiscali al proprietario. Le aziende regionali per il diritto allo studio pubblicano bandi per posti alloggio e contributi affitto. Alcuni Comuni e associazioni promuovono progetti di coabitazione tra studenti e anziani soli, che mettono a disposizione una stanza in cambio di compagnia e piccoli aiuti.
Si tratta però di soluzioni parziali. Senza un piano strutturale per l’edilizia universitaria e una riflessione seria sull’impatto del turismo sulle città, il problema rischia di ripresentarsi ogni settembre, uguale a se stesso.
Consigli pratici per chi cerca casa
- Iniziare la ricerca con largo anticipo, possibilmente in primavera.
- Verificare i bandi dell’ente regionale per il diritto allo studio.
- Chiedere sempre un contratto regolare e registrato.
- Diffidare di chi chiede caparre prima di aver visto l’appartamento.
- Valutare zone ben collegate con i mezzi pubblici, anche se meno centrali.
Foto: Bologna University Students di micurs, CC BY-SA 2.0, via Flickr


