Fiumi in secca, laghi ai minimi, razionamenti dell’acqua in diversi Comuni, raccolti compromessi: negli ultimi anni la siccità è diventata un’emergenza ricorrente in molte zone d’Italia, dal Nord al Sud. Il cambiamento climatico rende più frequenti periodi lunghi senza piogge e ondate di calore, ma una parte del problema dipende da come gestiamo una risorsa che abbiamo sempre dato per scontata.
Una rete che perde
Il dato più impressionante riguarda le perdite delle reti idriche. Secondo le rilevazioni dell’Istat, una quota molto elevata dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione comunali non arriva mai ai rubinetti, dispersa lungo tubature vecchie e mal mantenute: in media siamo vicini a quattro litri su dieci, con punte molto più alte in alcune regioni del Centro-Sud. Significa che, mentre si chiede ai cittadini di risparmiare, enormi quantità d’acqua si perdono prima di essere utilizzate.
Le cause delle perdite
Una parte importante delle condotte italiane ha diversi decenni di vita. A questo si aggiunge la frammentazione della gestione: in molti territori il servizio idrico è affidato a una moltitudine di piccoli gestori, spesso senza le risorse per investire in manutenzione, controllo e digitalizzazione delle reti. Dove esistono gestori industriali più strutturati, le perdite tendono a essere inferiori.
L’agricoltura
L’agricoltura è il settore che consuma più acqua ed è anche quello che soffre di più durante le crisi idriche. Le perdite di raccolto, l’impossibilità di irrigare e la risalita del cuneo salino nelle zone costiere, come nel delta del Po, mettono a rischio intere produzioni. Allo stesso tempo, esistono margini per un uso più efficiente: l’irrigazione a goccia, i sistemi di monitoraggio dell’umidità del suolo e il riuso delle acque reflue depurate possono ridurre significativamente i consumi.
Trattenere la pioggia
Un altro problema è la capacità di trattenere l’acqua quando piove. Una parte delle precipitazioni scorre via verso il mare senza essere raccolta. Molti invasi esistenti sono parzialmente interrati o non pienamente utilizzati, e alcune dighe non sono mai state completate. Investire nella manutenzione degli invasi e in piccoli bacini di accumulo diffusi sul territorio è considerato da molti esperti una priorità.
Gli investimenti
Negli ultimi anni sono state stanziate risorse importanti, anche attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza, per ridurre le perdite e ammodernare le infrastrutture idriche. È stata inoltre nominata una struttura commissariale per affrontare la scarsità idrica. Ma i tempi della realizzazione delle opere sono lunghi, e gli interventi richiedono continuità al di là delle singole emergenze.
Cosa possiamo fare
Il consumo domestico rappresenta una parte minore del totale, ma i comportamenti individuali contano: riparare i rubinetti che gocciolano, preferire la doccia al bagno, usare lavatrice e lavastoviglie a pieno carico, installare riduttori di flusso, raccogliere l’acqua piovana per le piante. L’acqua è un bene comune, e la sua scarsità è un tema che riguarderà sempre di più la nostra vita quotidiana.
Foto: Cracked earth di CIAT, CC BY-SA 2.0, via Flickr


