Per anni l’unico filtro tra un minorenne e un sito pornografico è stato un pulsante con scritto «Ho più di 18 anni». Un controllo puramente simbolico, che chiunque poteva superare con un clic. Oggi le cose stanno cambiando: in Italia, come in altri Paesi europei, i siti che offrono contenuti per adulti sono chiamati a verificare in modo effettivo l’età di chi li visita. Una misura nata per tutelare i minori, che però solleva domande importanti sulla privacy di tutti.
Da dove nasce l’obbligo
La base normativa è il cosiddetto decreto Caivano del 2023, che ha introdotto una serie di misure per la tutela dei minori anche nell’ambiente digitale. Tra queste, l’obbligo per i gestori di siti e piattaforme che diffondono contenuti pornografici di verificare la maggiore età degli utenti. Il compito di stabilire le modalità tecniche è stato affidato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, l’AGCOM, che ha definito le regole attuative con una propria delibera, dopo una consultazione pubblica.
Il principio del doppio anonimato
Il punto più delicato era evidente fin dall’inizio: come verificare l’età senza costringere milioni di adulti a consegnare documenti d’identità ai siti per adulti, con tutti i rischi che questo comporta in caso di furti di dati o ricatti? La soluzione scelta dall’AGCOM si basa sul cosiddetto doppio anonimato.
Il meccanismo prevede la separazione tra due soggetti. Da un lato c’è un fornitore terzo e indipendente, che verifica l’età dell’utente e rilascia una prova di maggiore età, una sorta di gettone digitale che attesta soltanto che la persona è maggiorenne. Dall’altro c’è il sito, che riceve quella prova senza conoscere l’identità di chi la presenta. Il fornitore della verifica, a sua volta, non deve sapere per quale sito la prova verrà utilizzata. In questo modo nessuno dei due soggetti ha il quadro completo: chi conosce l’identità non sa cosa guardi, chi sa cosa guardi non conosce l’identità.
Come funziona per l’utente
In pratica, l’utente ottiene la prova di maggiore età attraverso strumenti come applicazioni dedicate, sistemi di identità digitale o servizi di verifica certificati, e la utilizza al momento dell’accesso al sito. Le regole prevedono che la verifica venga ripetuta periodicamente e che la prova non possa essere riutilizzata all’infinito o ceduta ad altri. Le modalità concrete possono variare, ma il principio resta lo stesso: dimostrare di essere adulti senza dire chi si è.
I dubbi sulla privacy
Nonostante le garanzie, il sistema ha suscitato perplessità. Associazioni per i diritti digitali ed esperti di sicurezza informatica sottolineano che ogni sistema di verifica crea nuovi punti vulnerabili e che la fiducia degli utenti dipende dalla serietà dei fornitori e dai controlli dell’autorità. C’è chi teme che una parte del pubblico, pur di evitare la procedura, si sposti verso siti esteri non conformi, meno sicuri e meno controllati, o utilizzi VPN per aggirare i blocchi, vanificando lo scopo della norma.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha seguito da vicino la definizione delle regole, proprio per assicurare che la tutela dei minori non si traducesse in una schedatura delle abitudini sessuali degli adulti, che rientrano tra le informazioni più sensibili in assoluto.
Il contesto europeo
L’Italia non è sola. La Francia ha adottato un sistema simile, sempre basato sul doppio anonimato, e alcune grandi piattaforme hanno reagito sospendendo temporaneamente il servizio nel Paese in segno di protesta. Il Regno Unito ha introdotto obblighi di verifica con l’Online Safety Act. A livello europeo, il Digital Services Act impone alle grandi piattaforme di valutare e ridurre i rischi per i minori, e la Commissione europea lavora a una soluzione comune per la verifica dell’età che possa essere utilizzata in tutti gli Stati membri.
Cosa cambia per i siti italiani
Per i portali italiani del settore l’adeguamento rappresenta un costo, ma anche un’occasione per distinguersi in termini di affidabilità. Un sito storico come porno.it, uno dei domini più noti del settore in Italia, si trova a operare in un mercato in cui la conformità alle regole e la tutela dei dati degli utenti diventano un elemento di fiducia, in un panorama in cui molti siti esteri continuano a ignorare le norme nazionali. Proprio il rapporto tra piattaforme nazionali, soggette ai controlli, e operatori stranieri difficili da raggiungere sarà uno dei banchi di prova dell’efficacia del sistema.
Le sanzioni
I gestori che non si adeguano rischiano provvedimenti dell’AGCOM, che vanno dalle sanzioni amministrative fino all’ordine di blocco dell’accesso al sito dall’Italia. L’Autorità ha individuato un primo elenco di piattaforme tenute a rispettare gli obblighi, destinato a essere aggiornato nel tempo.
Un equilibrio da trovare
La protezione dei minori dall’esposizione precoce a contenuti pornografici è un obiettivo condiviso. Ma il modo in cui viene perseguito conta. Una verifica dell’età efficace, rispettosa della privacy e difficile da aggirare è una sfida tecnica e giuridica ancora aperta. E, come spesso accade nel digitale, nessuna regola potrà sostituire del tutto il ruolo dell’educazione, del dialogo in famiglia e degli strumenti di controllo parentale sui dispositivi usati dai più giovani.
Foto: Data Security Breach di Visual Content, CC BY 2.0, via Flickr


