L’assegno di inclusione spetta alle famiglie con ISEE inferiore alla soglia stabilita dalla norma che includono almeno un minorenne, un disabile, un over 60 o un soggetto in condizione di svantaggio. Si richiede attraverso la piattaforma INPS presentando la Dichiarazione Sostitutiva Unica e sottoscrivendo un Patto di inclusione con i servizi sociali del territorio.
Cos’è l’assegno di inclusione e da quando è attivo
L’assegno di inclusione è stato introdotto dalla legge n. 85 del 2023 come misura di sostegno al reddito e di accompagnamento al lavoro per le persone in condizione di fragilità. A differenza del precedente Reddito di Cittadinanza, non è più una misura universale ma è riservata esclusivamente a nuclei familiari che presentano al proprio interno almeno un componente minorenne, una persona con disabilità riconosciuta, un ultra-sessantenne o un soggetto in carico ai servizi sociali per gravi difficoltà.
La norma mira a superare l’approccio meramente economico del Reddito di Cittadinanza, integrando il sostegno monetario con un percorso personalizzato di inclusione sociale e lavorativa. Il beneficio economico varia in base alla composizione del nucleo familiare e alla situazione abitativa, con un importo massimo che tiene conto della scala di equivalenza prevista dalla legge.
La gestione è interamente affidata all’INPS, mentre i Comuni e gli enti territoriali sono responsabili della presa in carico e della definizione del percorso di accompagnamento. Questa divisione di ruoli intende garantire maggiore efficacia nell’intervento sulle situazioni di marginalità.
La misura è finanziata all’interno della legge di bilancio e le risorse vengono assegnate annualmente. Poiché le soglie economiche e gli importi vengono aggiornati ogni anno in base agli indici ISTAT e alle decisioni governative, è sempre necessario verificare i valori attuali sul sito istituzionale dell’INPS.
Chi ha diritto all’assegno di inclusione: i requisiti
Per accedere all’assegno di inclusione il nucleo familiare deve possedere un ISEE inferiore alla soglia stabilita dalla norma. Oltre al requisito economico, è necessario che nel nucleo sia presente almeno una delle seguenti condizioni: presenza di minorenni, di persone con disabilità certificata ai sensi della legge n. 104 del 1992, di ultrasessantenni o di individui in condizione di grave svantaggio biopsicosociale attestato dai servizi territoriali.
Altri requisiti riguardano la residenza in Italia da almeno cinque anni, di cui due continuativi, la regolarità del soggiorno per i cittadini stranieri, l’assenza di condanne penali gravi e la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro per i componenti occupabili. I percettori devono inoltre impegnarsi a partecipare a progetti di inclusione sociale, formativa o lavorativa predisposti dai servizi competenti.
La norma esclude dal beneficio chi possiede beni immobili di valore superiore a determinate soglie, chi ha autoveicoli di cilindrata elevata o chi ha redditi da lavoro non dichiarati. La valutazione viene effettuata in maniera integrata tra dati patrimoniali, reddituali e di composizione familiare attraverso la Dichiarazione Sostitutiva Unica.
Particolare attenzione è riservata alle famiglie monogenitoriali e a quelle con persone disabili. In questi casi la scala di equivalenza riconosce un moltiplicatore più alto, aumentando l’importo mensile erogabile. La legge fa inoltre riferimento all’articolo 3 della Costituzione per ribadire il principio di uguaglianza sostanziale che deve guidare l’intervento pubblico.
Come calcolare l’importo dell’assegno
L’importo dell’assegno di inclusione è determinato dalla differenza tra il reddito del nucleo e una soglia di accesso parametrata sulla scala di equivalenza. Alla quota di reddito integrata si aggiunge eventualmente un contributo per l’affitto, con un tetto massimo differenziato tra nuclei con e senza minori.
La scala di equivalenza parte da 1 per il primo componente e aumenta con coefficienti decrescenti per gli altri membri, con maggiorazioni per la presenza di disabili o minori. Il calcolo tiene conto di tutti i redditi percepiti dal nucleo, compresi eventuali trattamenti previdenziali o assistenziali già in essere.
È importante ricordare che gli importi e le soglie ISEE cambiano ogni anno. Per conoscere i valori aggiornati è necessario consultare il sito ufficiale dell’INPS, dove vengono pubblicate le tabelle aggiornate annualmente con la circolare di riferimento.
Il beneficio viene erogato mensilmente tramite bonifico su conto corrente o carta di pagamento. La durata massima della misura è di una durata stabilita dalla norma, rinnovabile per un ulteriore periodo solo dopo una verifica della persistenza delle condizioni di bisogno e dell’effettiva partecipazione ai percorsi di inclusione.
Procedura per richiedere l’assegno di inclusione
La domanda deve essere presentata esclusivamente in via telematica attraverso il portale dell’INPS, utilizzando SPID, CIE o CNS. È necessario prima aggiornare o presentare una nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica per ottenere l’ISEE corrente.
Una volta inviata la domanda, l’INPS effettua i controlli automatici sui requisiti economici e anagrafici. Se la pratica risulta ammissibile, viene trasmessa al servizio sociale del Comune di residenza per la presa in carico e la sottoscrizione del Patto di inclusione.
Il Patto contiene gli impegni concreti del nucleo familiare: frequenza di colloqui, partecipazione a corsi di formazione, accettazione di offerte di lavoro congrue, adesione a progetti di volontariato o di terapia. Il mancato rispetto degli impegni può comportare la decadenza dal beneficio.
Dopo la firma del Patto, l’INPS dispone l’erogazione della prima mensilità. L’intero iter dovrebbe concludersi entro un arco temporale stabilito dalla norma dalla presentazione della domanda, anche se in alcune realtà territoriali i tempi possono dilatarsi per la capacità limitata dei servizi sociali.
Il ruolo dei servizi sociali e il Patto di inclusione
I servizi sociali dei Comuni sono il perno operativo della misura. Spetta a loro valutare la situazione complessiva della famiglia, individuare le criticità non solo economiche ma anche relazionali, abitative, sanitarie o educative, e costruire un progetto personalizzato.
Il Patto di inclusione non è un mero elenco di obblighi ma uno strumento di coprogettazione. L’operatore sociale deve tenere conto delle effettive possibilità del nucleo, delle patologie eventualmente presenti, delle responsabilità di cura verso minori o disabili. Una rigidità eccessiva nell’applicazione delle regole rischia di vanificare l’obiettivo di inclusione.
In molte città sono stati attivati tavoli multidisciplinari che coinvolgono anche i centri per l’impiego, le scuole, i consultori e le associazioni del terzo settore. Questo approccio integrato è previsto dalla norma e rappresenta uno degli elementi di maggiore innovazione rispetto al Reddito di Cittadinanza.
Il monitoraggio costante del percorso permette di modificare il Patto in corso d’opera. Se una persona trova lavoro, l’assegno può essere ridotto gradualmente invece che interrotto bruscamente, favorendo così una transizione sostenibile verso l’autonomia economica.
Collegamenti con altre misure di sostegno e criticità
L’assegno di inclusione non è l’unica forma di aiuto disponibile. Può essere cumulato, entro certi limiti, con l’assegno unico universale per i figli a carico e con alcune esenzioni o riduzioni tariffarie locali. È invece incompatibile con il Reddito di Cittadinanza residuo e con altre forme di sostegno al reddito nazionale.
Tra le criticità più segnalate vi è la capacità differenziata dei servizi sociali sul territorio nazionale. Le regioni del Centro-Nord generalmente riescono a garantire una presa in carico più tempestiva rispetto a quelle meridionali, creando di fatto una disuguaglianza territoriale nell’accesso effettivo alla misura.
Un altro nodo riguarda l’occupazione delle persone con disabilità o con bassa scolarizzazione. Spesso le offerte di lavoro congrue non tengono conto delle reali competenze o delle limitazioni fisiche, generando frustrazione e demotivazione. Su questo tema la giurisprudenza ha più volte ribadito la necessità di una valutazione individualizzata.
Infine, la comunicazione istituzionale rimane complessa. Molte famiglie potenzialmente destinatarie non presentano domanda perché scoraggiate dalla burocrazia o perché non informate correttamente dei propri diritti. Un ruolo importante può essere svolto dalle associazioni e dai patronati nella fase di accompagnamento alla presentazione delle istanze.
Leggi anche: Caro affitti nelle città universitarie
Domande frequenti
Posso richiedere l’assegno di inclusione se ho già un lavoro part-time?
Sì, è possibile. Il reddito da lavoro viene conteggiato nel calcolo dell’ISEE e dell’importo integrabile, ma non preclude l’accesso al beneficio purché il reddito complessivo rimanga sotto le soglie previste. L’obiettivo è proprio quello di accompagnare verso un’occupazione più stabile.
L’assegno di inclusione è compatibile con l’assegno unico per i figli?
Sì, le due misure sono cumulabili. L’assegno unico universale per i figli a carico viene considerato nel calcolo del reddito familiare ma non viene decurtato dall’assegno di inclusione, consentendo alle famiglie con minori di sommare i due sostegni.
Quanto tempo occorre per ottenere la prima erogazione?
Se tutti i documenti sono corretti, l’INPS eroga la prima mensilità entro un arco temporale stabilito dalla norma dalla domanda. I tempi possono allungarsi se è necessario un approfondimento da parte dei servizi sociali del Comune di residenza per la definizione del Patto di inclusione.


